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Meditare al Liceo: portare la Pace alle future generazioni

di Dario Doshin Girolami



Il silenzio pervade la sala. Una trentina di persone siedono immobili con la mente quietamente poggiata sul respiro. Il rintocco di una campana periodicamente richiama l'attenzione al qui e ora. No, non siamo in Giappone, ne in India, ma in un'aula di un liceo scientifico del Centro Storico di Roma, l'Augusto Righi, dove studenti e professori siedono regolarmente in meditazione assieme.
Un'esperienza straordinaria e pioneristica fortemente voluta da due professori di tale liceo.
Tutto ha avuto origine da un fortuito incontro avvenuto a una conferenza sulla meditazione in carcere che ho tenuto due anni fa presso l'Ateneo Salesiano di Roma. Al termine del mio intervento uno dei due professori si è avvicinato e mi ha detto: "Visto che la scuola è vissuta un po' come il carcere, ti sentiresti di tenere un corso di meditazione per i professori di un Liceo?". "Certo! Bellissima idea", ho risposto. E alla gioia della meravigliosa proposta se n'è aggiunta subito un'altra quando ho domandato: "di quale liceo si tratta?". "Del Righi" mi ha risposto. Che sorpresa e che coincidenza: la scuola che avevo frequentato da ragazzo per un anno, prima di trasferirmi in un altro liceo. La scuola nota a Roma per la severità che ora apriva la porta alla meditazione. I due professori hanno ottenuto i permessi e diffuso la notizia tra i colleghi: si è formato così un gruppo di nove docenti desiderosi di apprendere la meditazione.
Grande è stata l'emozione di rientrare nella mia ex scuola. Mi sembrava quasi di rivedere i miei compagni aspettare sul muretto all'ingresso, fumare di nascosto in bagno, scambiarsi baci furtivi con la fidanzatina. Ma ancor più grande è stata la gioia di insegnare la meditazione agli insegnanti del mio liceo.
In un'aula tranquilla, dopo il termine delle lezioni, abbiamo cominciato a incontrarci una volta a settimana. Nel corso dei mesi ho introdotto i professori alla meditazione di consapevolezza, alla meditazione camminata, alla meditazione informale - ovvero quegli esercizi che permettono di portare la presenza mentale nelle attività quotidiane - e ho poi presentato diverse tecniche per introdurre gli studenti alla meditazione. L'obiettivo del corso era infatti duplice: da un lato fornire ai professori gli strumenti per stabilizzarsi grazie alla meditazione, dall'altro fornire loro gli strumenti per portare la meditazione in aula. Ma c'è di più: coadiuvato dai miei allievi zen di lunga data Susanna Sardilli (psicologa scolastica) e Giuseppe Staffieri (ex docente delle Superiori), ho lavorato sulle emozioni sia dei professori sia degli alunni. Spesso si parla del disagio dei ragazzi, ma cosa prova un professore quando gli studenti gli mancano di rispetto, non lo ascoltano o addirittura lo minacciano?
La meditazione è uno straordinario strumento che consente di riconoscere le emozioni negative - che possono sorgere in situazioni del genere - e che permette di non essere travolti da esse, ma anzi di rispondere con saggezza e compassione. Inoltre consente di entrare in uno stato mentale pacificato che necessariamente si riverbererà su chi si relaziona con noi. Dunque un professore che parla agli studenti da un luogo interiore non di ansia e frustrazione, ma di calma e benevolenza, riuscirà con grande efficacia a coinvolgere gli studenti e a trasmettere loro l'amore per il sapere.
D'altra parte un docente disposto al Retto Ascolto - grazie alla meditazione - sarà in grado di riconoscere e incontrare compassionevolmente le emozioni dello studente.
Il problema è che spesso gli adolescenti sono preda di fortissime emozioni che non solo non sanno gestire, ma che non conoscono nemmeno. Parte del lavoro con i professori è stato dunque quello di sviluppare gli strumenti meditativi per riconoscere le emozioni dei ragazzi e così poter fare con gli adolescenti una "alfabetizzazione emotiva". Senso di inadeguatezza, paura di non essere all'altezza, ansia da prestazione, paura dell'incontro con l'altro sesso, rabbia, disagio con il proprio corpo, disagio con il gruppo, angoscia per gli esami o le interrogazioni. Su tutte queste emozioni il "potere dell'ora" fornito dalla meditazione di consapevolezza ha uno straordinario effetto modulante e pacificante. Inoltre, come confermano numerose ricerche scientifiche, la pratica regolare della meditazione aumenta la concentrazione e la memoria: due cose delle quali gli studenti hanno certamente un gran bisogno.

I professori dunque hanno cominciato a introdurre stabilmente elementi di meditazione di consapevolezza nelle loro classi, primo fra tutti quello di iniziare la lezione con tre minuti di meditazione silenziosa. Tale pratica ha il grande potere di calmare la mente e di riportare nel qui e ora, tanto più se ripetuta periodicamente nel corso della lezione. Ma, in maniera del tutto inaspettata, tale pratica ha prodotto un miracolo: alcuni studenti hanno cominciato a meditare anche a casa, quando sentivano salire l'ansia; i professori che non avevano fatto il corso di meditazione, vedendo gli effetti della consapevolezza sugli studenti, si sono incuriositi e hanno chiesto informazioni sulla pratica. Sono stati poi i ragazzi stessi a chiedere anche a questi professori di poter cominciare la lezione con tre minuti di silenzio e consapevolezza!
Gli studenti - seguendo il suggerimento dei professori ideatori del corso di meditazione - hanno inoltre chiesto di incontrarmi. Così, in occasione dell'Autogestione - o più precisamente "Cogestione"- i ragazzi mi hanno invitato a tenere due ore di lezione lo scorso anno scolastico, e ben otto ore quest'anno, dedicate espressamente alla meditazione e alla tradizione buddhista Zen. E' stata una grande gioia per me sedere in silenzio con i ragazzi nel mezzo del frastuono della scuola che mi aveva visto adolescente. Assieme abbiamo creato uno spazio calmo, come l'occhio nel mezzo del ciclone, nel quale meditare ed ascoltare il cuore. E poi le domande. Terminata la meditazione i ragazzi mi hanno tempestato di intelligentissimi quesiti, per nulla banali. Volentieri hanno poi risposto alle domane che io ho posto loro: "Cos'è che vorreste comunicare ai professori e che non riuscite a dire"? Con grande coraggio un ragazzo mi ha detto: "Vorrei che i professori ci riconoscessero non solo come ‘Persone', ma come persone capaci di un pensiero autonomo, sia pur adolescenziale"! Una risposta straordinaria che fa sicuramente rima con il lavoro sull'ascolto profondo fatto assieme ai docenti. A un altro ragazzo ho chiesto: "Cosa si nasconde veramente dietro il tuo non fare i compiti, al di là della pigrizia e della voglia di uscire"? Il giovane non si era mai posto il problema che oltre la svogliatezza ci potesse essere altro, ma intrigato dalla domanda si è guardato dentro e ha risposto: "Ho paura di non essere all'altezza. La paura di non farcela è troppo forte e mi paralizza". Di nuovo una difficoltà alla quale la meditazione può offrire una soluzione, capace com'è di donare stabilità e non-paura.

Al termine del mio corso, sia i professori che avevano partecipato, sia quelli invogliati dagli studenti hanno deciso autonomamente di incontrarsi a scuola una volta a settimana, dopo le lezioni, e di meditare assieme per mezz'ora in un aula per mantenere vivo quanto avevamo creato insieme e per arrivare all'appuntamento quotidiano con i ragazzi più calmi e centrati: un vero dono per me ma soprattutto per i ragazzi che hanno la fortuna di avere docenti così "illuminati".
     

 

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