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Mindfulness, Dharma e Neuroscienze

di Dario Doshin Girolami

Possono l’arte e la scienza della pratica contemplativa dialogare in armonia? Si possono arricchire vicendevolmente? Questi e molti altri quesiti sono stati affrontati nel corso della conferenza internazionale “Mindfulness and Compassion: The Art and Science of Contemplative Practice” che si è tenuta da 3 al 7 giugno 2015 presso l’Università di San Francisco (SFSU). Organizzata dall’Università stessa nella persona di Ron Purser, dall’Associazione internazionale Consciousness, Mindfulness and Compassion (CMC) e dal San Francisco Zen Center, la conferenza ha visto la partecipazione di ricercatori di fama mondiale impegnati nello studio scientifico della Mindfulness e della meditazione di compassione, di Maestri di Dharma di vasta saggezza e di professori accademici di Buddhismo di fama internazionale, tra i quali, solo per citarne alcuni: Matthieu Ricard, Robert Thurman, Ajahn Amaro, Eijun Linda Cutts, David Brazier, Josephine Briggs, David Vago, Willoughby Britton, Geoffrey Samuel, David McMahan ed Erika Rosenberg.

Coma la nebbia e il sole si sono alternati sulle colline di San Francisco, allo stesso modo i relatori si sono avvicendati sul palco, dando vita a una lunga conversazione, seguita da più di 300 persone. La conferenza è stata aperta da un vibrante intervento di Jane Hirshfield, poetessa e saggista pluripremiata la cui opera è fortemente influenzata dallo Zen. Tale inizio poetico ha dato il “La” per l’armonia che ha regnato nel corso di tutta la conferenza, che ha segnato un punto di svolta nel dialogo tra scienziati e contemplativi sul tema della Mindfuness.

Nata nel 1979, la Mindfulness, o più propriamente Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR), è un programma terapeutico di otto settimane per la riduzione dello stress sviluppato da Jon Kabat-Zinn - biologo molecolare e praticante di meditazione - che si basa su alcuni elementi della meditazione buddhista. Kabat-Zinn infatti,  grazie alla sua pratica meditativa e alla sua formazione accademica, ha elaborato un sistema che integra il principio della Consapevolezza del Buddhismo con le sue conoscenze scientifiche, e ha pensato di applicare tale sistema in ambito medico, fondando il Center for Mindfulness in Medicine, Health Care, and Society presso l'Università della Massachusetts Medical School.

Negli ultimi anni la Mindfulness ha conosciuto un’enorme diffusione, non soltanto in ambito medico e psicologico, ma anche in ambito aziendale e sportivo. Da un lato, l’aspetto medico psicologico della Mindfulness ha destato grande interesse in campo scientifico, dando vista a diversi studi sugli effetti della meditazione sul cervello umano. Dall’altro, l’aspetto del miglioramento della performance mentale ha mosso l’interesse di grandi industrie, fino a trasformare la Mindfulness in un vero e proprio business, tanto che oggi si parla ormai di “Mc Mindfulness”.

Se dunque, fino a ieri, molti neuro scienziati difendevano la laicità, la scientificità e la misurabilità (otto settimane…) della Mindfulness, dall’altra i buddhisti la criticavano per la decontestualizzazione, la banalizzazione, la brevissima durata e gli alti costi dei corsi. Ma alla conferenza di San Francisco i monaci hanno ascoltato con interesse le ultime scoperte neuro scientifiche, e scienziati ed accademici si sono commossi e hanno imparato dalle parole dei Maestri di Dharma.

Ogni giornata è iniziata con una meditazione: il primo giorno con Patricia Mushim Ikeda dell’East Bay Meditation Center, il secondo giorno con una meditazione Zen guidata dal sottoscritto e il terzo giorno con Ajahn Passano, Abate dell’Abhayagiri Monastery, California. E’ stato poi interessante seguire Willoughby Britton, della Brown University, che si è interrogata su domande quali: la Mindfulness è appropriata per affrontare traumi profondi? Quali tipi di Mindfulness Therapy possono essere controproducenti?

Molto incoraggiante è stato ascoltare Erika Rosenberg presentare il Compassion Cultivation Training  (CCT) dell’Università di Stanford, un programma di otto settimane pensato per aumentare la resilienza, per sentirsi più connessi agli altri e dunque sviluppare un’ampia compassione.

Tutti i partecipanti sono rimasti in silenzio e si sono profondamente commossi durante l’intervento di Eijun Roshi Linda Cutts, badessa del San Francisco Zen Center, che ha parlato della compassione nello Zen. Profondo è stato l’effetto del koan che la Maestra ha posto agli ascoltatori: “Come fa il Bodhisattva della grande Compassione a usare mille mani e mille occhi?” (per una trattazione di questo tema si veda Dario Doshin Girolami, Lo Zen Soto e i koan, La Via della presenza di spirito, ed. La Parola).

Le parole di Ajahn Amaro, Abate dell’Amaravati Buddhist Monastery, UK, sono poi risuonate potenti. Una volta salito sul podio con il suo panneggiante abito ocra, ha affrontato direttamente il tema caldo della Mindfulness in relazione all’etica. Sebbene sia cosa buona conoscere il potere del “qui e ora” è fondamentale avere delle indicazioni su come muoversi in questo stesso presente. Come è utile avere una cartina che indica la strada per trovare il luogo di destinazione, allo stesso modo è fondamentale avere delle linee guida, o regole morali, che ci indirizzino verso un vivere il qui e ora in maniera responsabile ed etica. La consapevolezza da sola, infatti, non è sufficiente per condurre una retta esistenza.

David Vago, psicologo del Functional Neuroimaging Laboratory (FNL), ha mappato la neurologia coinvolta in modalità tipiche della Mindfulness come chiarezza mentale, concentrazione e tranquillità. Nel fare ciò ha chiarito cosa si intende per mente “a riposo”, distinguendo tra otto diversi network cerebrali coinvolti in stati di negative task, tra i quali: default mode network, sensory network, e fronto-parietal network.

"Abbiamo visto che diverse pratiche di meditazione attivano aree diverse nel cervello", mi ha spiegato Antonino Raffone del dipartimento di Psicologia dell'Università di Roma La Sapienza, e co-organizzatore della Conferenza di San Francisco. Studi confermano gli effetti della meditazione sulla plasticità del cervello. "Sappiamo che poche settimane di meditazione bastano ad ottenere cambiamenti importanti", mi ha detto Raffone, "con altrettanti importanti benefici: contribuisce a sviluppare aree della corteccia cerebrale legate all'attenzione e all'elaborazione visiva e uditiva". Insomma ci aiuta a essere più attenti all'ambiente che ci circonda, rafforzando la plasticità cerebrale e riducendo i danni legati all'età.

Il sottoscritto, nel suo intervento, riallacciandosi a quanto affermato da Ajahn Amaro, ha insistito nel dire che la Mindfulness – o presenza mentale – insegnata dal Buddha si inserisce nel contesto dell’Ottuplice Sentiero, ovvero la Via che porta alla liberazione, riassumibile in tre punti fondamentali: etica, meditazione e saggezza. Secondo tale prospettiva la pratica di Retta presenza mentale funziona solo se associata a un’etica, a un Retto comportamento e a una Retta comprensione dell’insegnamento del Buddha. Inoltre ha affermato che sebbene sia molto incoraggiante che le Università creino programmi per sviluppare la compassione, tuttavia bisogna comprendere che, secondo la prospettiva Zen, occorre un lungo addestramento - di decenni e non di settimane - per sviluppare la consapevolezza e la compassione. In un altro intervento il sottoscritto ha fatto un resoconto sul corso di meditazione che da sette anni conduce nel carcere romano di Rebibbia (si veda “Appunti di viaggio” n.116).

Robert Thurman, il famoso professore di Buddhismo nonché padre dell’attrice Uma Thurman, ha parlato con grande enfasi dello sviluppo etico, psicologico e intellettuale nel contesto della Mindfulness. Col suo stile inimitabile ha mostrato come distinguere tra quattro diversi tipi di compassione: la compassione sentimentale, che si combina con la non comprensione, dando vita a una sorta di inefficace empatia concettuale che ci esaurisce emotivamente; la compassione combinata con la saggezza dell’impermanenza, con la quale si percepiscono le persone per quello che sono; la compassione combinata con la saggezza dell’assenza del se` oggettiva, con la quale si percepiscono le cose, e la compassione combinata con la saggezza dell’assenza di se’ soggettiva, con la quale si conosce la vacuità.

E’ poi intervenuto Matthieu Ricard, monaco francese di tradizione tibetana, allievo e amico del Dalai Lama, che ha offerto la propria mente e il proprio stato emotivo alla scienza, guadagnandosi il titolo di "uomo più felice del mondo". Gli studiosi del Laboratory for Affective Neuroscience dell'università del Wisconsin lo hanno sottoposto a centinaia di test, attaccandogli elettrodi al cervello e al corpo mentre meditava, scoprendo che il suo livello di intima soddisfazione, di profonda contentezza, insomma di felicità, è il più alto mai raggiunto da un essere umano.

Con grande enfasi Ricard ha parlato del bisogno della “Caring Mindfulness”. Egli ha infatti affermato che quando a insegnare la Mindfulness sono persone di grande esperienza e compassione come Kabat Zinn, sicuramente passa un messaggio di benevolenza, altruismo e compassione, ma non sempre è così. Se infatti l’istruttore di Mindfulness tralascia nelle sue presentazioni temi come la gentilezza amorevole e la compassione, ma se soprattutto non ha ricevuto un adeguato training su queste pratiche, c’è il rischio che la Mindfulness venga usata solamente come un mezzo per aumentare la concentrazione e per raggiungere scopi eticamente discutibili. E’ dunque ottimistico pensare che la sola Mindfulness sia sufficiente. Una mente calma e consapevole non da` nessuna garanzia di comportamento etico e compassionevole. Per esempio un cecchino può essere molto calmo e lucido, e in tale stato può uccidere molte persone. E’ dunque fondamentale che la Mindfulness sia una Caring Mindfulness, cioè che si prenda cura delle persone e delle cose, con benevolenza, con compassione e gentilezza. E’ quindi importante che sia forte la componente altruistica.

Alla conclusione della conferenza – della quale ero uno degli ideatori – oltre a un senso di contentezza e apertura, ho notato quanto fosse vera una frase che mi è stata detta da un Maestro tibetano quando ero in ritiro in un monastero in Nepal: “in Occidente avete impiegato la mente nella ricerca scientifica, creando astronavi e telescopi. In Oriente abbiamo impiegato la mente nella ricerca interiore, creando pagode e tecniche meditative. Molto avanzata è la scienza occidentale, molto avanzata è la conoscenza orientale”.

     

 

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